Archive for ottobre, 2007

Verde!

31 ottobre 2007

I creativi del Partito Democratico devono averci pensato su molto.
Niente rosso, ovviamente. Bianco, neppure. Cosa altro rimane? Beh, scartiamo i marroncini, i grigietti, i salmoncini, i vomitini. Insomma, ci vuole un colore deciso. (Almeno quello, potrebbe dire qualcuno.)
Avanti, allora. Azzurro niente: è marchio registrato dal Nemico, insieme alle varie declinazioni di ‘libertà’. Il nero non è più di nessuno, ma fa molto fascista. E sull’antifascismo è d’accordo anche Fini. Poi il rosa, ma ricorda un po’ Cicciolina. Infine il giallo, ma è il colore dei Radicali di Sinistra (esistono, controllate pure).
Qualcuno allora propose il verde. E fu così che la scenografia dell’Assemblea Costituente del Partito Democratico si tinse di verde.Alla fin fine, nell’emiciclo parlamentare sono solo due i partiti che hanno questo colore. Ed è pure bipartisan. Per lo stock di cravatte e fazzoletti basta chiedere a Calderoli, fa un buon prezzo.
Motivo della scelta? Qualche esteta ha ricordato: verde, nella scienza dei colori, significa serenità, equilibro, pace. Ambiente, potrei aggiungere. Ricordiamocelo.©elFeliz

 

p.s.
Per il simbolo, la discussione è appena iniziata. Alcune proposte.
Vi anticipo uno dei favoriti.
SDZ – elFeliz).

Per il paesaggio

27 ottobre 2007

Siamo persuasi che nel corso dell’ultimo decennio la distruzione del territorio e del paesaggio e l’attacco all’ambiente sono in Italia dilagati con effetti devastanti. Responsabilità di una legislazione troppo permissiva e delle carenze e debolezze delle strutture di controllo dello Stato; ma soprattutto degli orientamenti espressi dal ceto politico, anche da quello di centro-sinistra, il quale, – in misura crescente anche nelle zone del paese considerate un tempo santuari dell’arte e della cultura, come la Toscana, – ha imboccato, a quanto pare senza sentire ragioni, la strada dell’investimento immobiliare speculativo e delle Grandi opere a ogni costo.
La Rete Toscana dei Comitati per la difesa del territorio, forte dell’adesione ormai di ben centossessantadue Comitati, ritiene che non solo in Toscana ma anche altrove sia necessario estendere, rafforzare, sistematizzare una lotta che parta dal basso, resti solidamente ancorata alle radici e alle economie locali e pure s’estenda secondo il modello della rete e, progressivamente, Comune per Comune, Regione per Regione, fino ad abbracciare l’intero territorio nazionale.
Sommando l’una all’altra le emergenze territoriali, di cui esiste ormai un’ampia documentazione, – migliaia di casi, che riguardano le grandi città e le campagne, le coste e il territorio collinare, i beni culturali e quelli paesistici, il problema dei rifiuti e quello dell’energia, – viene fuori, infatti, il quadro di una vera e propria emergenza nazionale, forse in questo momento della vera emergenza nazionale.
Non si tratta, del resto, di un impegno solo difensivo. E’ nostra convinzione, infatti, che territorio, ambiente e paesaggio possano essere alla base di un diverso modello di sviluppo, produttore di una ricchezza durevole, e in grado di consegnare alle generazioni future una migliore qualità e una maggiore quantità di risorse.
Salvare il territorio italiano e il suo patrimonio storico, paesaggistico e culturale, difendere l’ambiente e il territorio, che è un bene comune, da speculazioni e interessi privati e dall’intreccio di affari, politica e istituzioni, che caratterizza pesantemente questa fase della vita pubblica italiana, è un compito gigantesco, che va affrontato subito, perché non sia troppo tardi…
Coloro che sottoscrivono questa dichiarazione fanno appello a quei cittadini, che ovunque si organizzano in Italia localmente nelle forme dei Comitati spontanei e volontari e delle Associazioni, perché uniscano le loro forze e le organizzino nelle Reti dei Comitati locali e regionali, che a loro volta si uniscano e si organizzino in una Rete delle Reti, capace d’essere interlocutore autorevole dei poteri locali e centrali in tutti i punti della carta geografica italiana.
Solo ripartendo dal basso, solo difendendo il territorio in tutti i suoi punti, solo unificando tutte le forze disponibili, sociali e intellettuali, si può pensare di affrontare e vincere questa battaglia di cittadinanza e di democrazia.

Primi firmatari:Alberto Asor Rosa, Mario Torelli, Alvise Serego Alighieri, Vezio De Lucia, Carlo Ripa di Meana, Paolo Baldeschi, Vieri Quilici, Alberto Pizzati, Bernardo Rossi Doria, Gaia Pallottino, Paolo Berdini, Benedetta Origo, Valentino Podestà, Nino Criscenti, Ornella De Zordo, Giorgio Pizziolo, Cosimo Marco Mazzoni, Francesco Vallerani, Gianfranco Di Pietro, Claudio Greppi, Cinzia Mammolotti , Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stern, Bruno Toscano, Gianluigi Colalucci, Bruno Zanardi, Daniela Bartoletti, Pino Guzzonato, Edoardo Salzano.

Inviare le sottoscrizioni a: toscanacomitati@libero.it

Un partito nuovo

15 ottobre 2007

Che bella giornata quella di ieri.
Il 14 ottobre non è solo la data di nascita di un partito (ogni giorno ce n’è uno nuovo, oramai), ma è soprattutto la prima volta che un partito nasce grazie al voto di 3,4 milioni di persone.
La partecipazione alle Primarie è andata, quindi, oltre le più rosee previsioni. Con buona pace dei detrattori del PD. Grazie a questa partecipazione di massa, ora il Partito Democratico è leader indiscusso della coalizione di centro-sinistra. Ed è tutta l’Unione (e il governo) a giovarne.
Walter Veltroni è stato eletto segretario a larghissima maggioranza. Ora ha di fronte a sé il lavoro più difficile: la mediazione tra le diverse anime del PD. Se si può fare a meno di un Pantheon, bisogna però scrivere un programma chiaro e condiviso. Ci serve una nuova classe dirigente, non una brutta copia delle vecchie segreterie di Ds e Margherita.
La sfida del PD è appena cominciata. Nel migliore dei modi.

La sfida del nuovo bello

12 ottobre 2007

«Architetti, tocca a voi rifare il mondo.» Così, poco meno di un mese fa, il Presidente francese Sarkozy poneva l’attenzione del mondo della politica sull’architettura, e più in generale sull’arte. Ritornare ad osare, nel segno di un’architettura «umana, sensibile, creativa, attenta alle caratteristiche di ciascun territorio, alle particolarità del clima e dei paesaggi naturali.»
E’ un uomo di destra a parlare. Parla di identità della Francia, espressa tramite l’architettura. Ma al tempo stesso ricorda che «identità non è sinonimo di chiusura.» La cultura è universale, e in essa si fondono le diverse culture.
In Italia, su questo tema come in molti altri, siamo molto indietro rispetto ai cugini d’oltralpe. La priorità, in questo momento, è la salvaguardia del nostro patrimonio artistico, che in questi anni è stato più volte minacciato da leggi criminali. Condoni, abusivismo edilizio, mancanza di fondi: è l’Italia S.p.a, per citare il titolo di un libro di Salvatore Settis sull’assalto al nostro patrimonio culturale.
Verrà il momento, però, in cui in anche in Italia dovremo parlare di innovazione nell’arte e nella cultura. Non basta l’antico, da cui siamo circondati e che dobbiamo proteggere e valorizzare. Dobbiamo dare spazio anche al contemporaneo, cominciando per esempio dall’architettura. I nostri grandi architetti, da Piano a Fuksas, costruiscono in tutto il mondo, da noi poco. Quando c’è da costruire qualcosa di nuovo, di importante, non si osa mai. Si preferisce un finto antico, un mattone mimetico, indefinito, per non “alterare l’equilibrio artistico delle città”. Contemporaneamente, si verifica il degrado delle nostre periferie. Lì il cemento è soffocante. Palazzoni anonimi, condomini sovraffollati. Di verde neanche a parlarne.
La prossima sfida, sconfitto ogni conservatorismo, è quindi poter vedere il nuovo bello. Per educare alla moderna estetica, bisogna iniziare a dare spazio alla creatività degli artisti, a partire proprio da una nuova urbanistica, innovativa, rispettosa della natura e a misura d’uomo.
Politici, imprenditori, amministratori: iniziate ad osare.

Il compromesso

11 ottobre 2007

In questo governo, Prodi ha fatto del compromesso necessità virtù. Per tenere unita una coalizione così ampia, è ricorso alla sua grande capacità di mediazione. Dalla prima legge finanziaria, ai Pacs, fino al protocollo sul welfare, il presidente del Consiglio ha dovuto sintetizzare nell’azione di governo le varie vedute, spesso molto diverse, dei membri della coalizione.
Nel caso specifico del protocollo sul welfare, siglato a fine luglio dopo una dura trattativa con i sindacati, il provvedimento del governo ha ricevuto l’avvallo definitivo da parte dei lavoratori. Oltre l’80% dei lavoratori ha detto sì all’intesa tra governo e parti sociali. Ovviamente il compromesso non è perfetto, per sua stessa natura. Il malcontento c’è, soprattutto tra quei lavoratori (specialmente metalmeccanici) che hanno votato in maggioranza per il no. I lavoratori hanno capito, però, che non c’erano alternative. Prodi l’aveva già detto in luglio ai sindacati: se non si fa il protocollo, tutti a casa.
Ora tutti possono tirare un sospiro di sollievo. Da quell’intesa si può andare avanti, lavorare per migliorarla. Ma senza, tutto sarebbe stato più difficile.

Ripartire da Vicenza

10 ottobre 2007

Ripartire da Vicenza. Così, nel suo coraggioso intervento pubblicato oggi in prima pagina su Il Giornale di Vicenza, Enrico Letta rilancia la sfida di Vicenza. La città consacrata dal centro-destra come «capitale simbolica» della sua opposizione al Governo Prodi, è diventata «palcoscenico privilegiato per un sentimento di protesta e insofferenza che il Partito Democratico non può certo liquidare con un’alzata di spalle.» Insomma, il Pd dovrà necessariamente ascoltare le domande provenienti dal Nord-Est e da Vicenza in particolare, «provincia che da sola esporta come l’intera Grecia.» Per Letta il Nord-Est chiede, innanzitutto, libertà di intraprendere. Per questo è necessaria una tregua fiscale, volta a ridurre le tasse sul lavoro e sull’impresa. Poi pone la domanda di mobilità: infrastrutture, ma anche un nuovo sistema che incentivi il merito, soprattutto nelle pubbliche amministrazioni.
Questa la ricetta Letta per riconquistare il Nord-Est. L’impresa è sicuramente difficile. Siamo nelle terre in cui l’ondata di antipolitica è cominciata in tempi non sospetti e in cui “Roma ladrona” fa guadagnare ancora molti voti, specie nella provincia. E la forza del Nord-Est sta proprio nella miriade delle sue piccole aziende di provincia. Conquistare il voto di quegli imprenditori è la missione di Letta. Se per certi versi è una missione impossibile, la chiarezza e la concretezza proprie di Enrico Letta sono sicuramente gli strumenti giusti per provarci.