Archive for novembre, 2007

L’ora di pensiero scientifico

30 novembre 2007

Un’ora di pensiero scientifico, al posto di quella di religione. E’ la proposta di Odifreddi e Veronesi, due scienziati che da sempre si battono per la laicità dello stato. Resterà probabilmente solo una provocazione, dato che in Italia un tale cambiamento è impossibile. La pressione della Chiesa su questo tema è fortissima, ed è facile capire il perché. L’ora di IRC è, di fatto, gestita dalla Chiesa, la quale, oltre a scegliere i programmi, nomina anche i docenti, pagati, però, dallo Stato. Insomma un’ora di catechismo (con rare eccezioni), a spese del contribuente.
Ma l’ora di pensiero scientifico sarebbe, più in generale, un grave attacco alla religio. La superstizione è presente a tutti i livelli della società, nei credenti come nei non credenti. La ratio scientifica lotta contro la fede bigotta, ma anche contro l’irrazionalità che si va rapidamente diffondendo. Troppi sono vittime della superstizione: chi va dalle maghe ma anche chi si cura con l’omeopatia e chi legge Harry Potter.
La proposta Odifreddi-Veronesi va quindi oltre la battaglia sulla laicità dello stato: la scuola deve insegnare ad usare la ragione, quasi una bestemmia per il Papa che ha bollato l’illuminismo come “speranza terrena fallita”.

Un’economia sociale

23 novembre 2007

Quale paese è migliore per gli affari? Una ricerca del Forum Economico Mondiale prova a rispondere a questa domanda. I risultati sono pubblicati sul Time di questa settimana.
La valutazione delle economie dei vari paesi si basa sull’indice di competitività. Primi in classifica, ovviamente, gli Stati Uniti. La vittoria è dovuta soprattutto a punteggi molto alti nel tasso di investimenti di capitali, grandezza del mercato interno e flessibilità del lavoro (licenziamenti facili). Seconda, la Svizzera che pure ha una tassazione molto favorevole per le imprese. Stupiscono, però, il terzo e quarto posto, Danimarca e Svezia rispettivamente. Qui c’è la pressione fiscale più alta del mondo e una delle legislazioni che tutela maggiormente i lavoratori. Sembra incredibile, ma è così. La competitività di un paese non è necessariamente a discapito dei lavoratori, anzi.
In 14 anni la Danimarca sì è trasformata. Era un paese in difficoltà, con un alto tasso di disoccupazione. Politici di destra e sinistra hanno allora convenuto che occorreva dare più sicurezza sociale. Basta con il liberismo, che fino ad allora aveva contraddistinto l’economia danese. Meglio investire nel welfare, nella sanità, nell’istruzione. In questo modo anche l’economia si è ripresa.
Il modello danese ci mostra quindi come sia possibile coniugare libertà economica e tutela sociale. E come questo sia, a lungo termine, molto più efficace di un liberismo senza regole. La crisi dei mutui negli USA lo dimostra.

La decrescita felice

15 novembre 2007

La nostra felicità dipende da quanto consumiamo. Il benessere di un paese viene infatti misurato in base al Prodotto Interno Lordo. E la crescita del PIL dipende dagli scambi commerciali. Più si consuma, più il PIL sale. In questo modo se io butto via un telefonino, per comprarne uno più nuovo, ho fatto girare l’economia. Gli imprenditori sono contenti: hanno guadagnato. I sindacati pure: si creano posti di lavoro. Il consumo, quindi, anche il più sfrenato e senza senso, contribuisce alla nostra felicità.
Ma è proprio vero che la felicità dipende dai consumi? O è solo quello che ci viene fatto credere, specie verso Natale?
Se io mi faccio il pane in casa posso anche divertirmi. Le dosi della farina, di acqua, di lievito. Poi l’impasto a mano, o più semplicemente una macchina del pane. Ho risparmiato (quasi 3€ al kg) e ho inquinato di meno (dal panettiere o al supermercato sarei andato in macchina) e spesso mangio qualcosa di qualità superiore. Questo mia semplice abitudine non influisce sul PIL, non lo fa crescere. E la crescita zero o la crescita negativa è quello contro cui lottano tutti i governi. Con la mia pagnotta auto-prodotta ho compiuto un gesto sovversivo?
Forse. Ma mi sento più libero, meno schiavo di una società che mi obbliga a consumare. E anche più felice.
Quello che ho cercato di spiegare (male), si trova in:
Maurizio Pallante, La decrescita felice – la qualità della vita non dipende dal PIL, Editori Riuniti
wwww. decrescitafelice.it

Il loft

6 novembre 2007

Mille metri quadri. Un grande spazio rettangolare, senza stanze né pareti divisorie. Travi a vista. Ingresso sul retro da un portoncino. Posizione centralissima sul Palatino, accanto alla Chiesa di S. Anastasia, con vista sul Circo Massimo.
E’ il nuovo quartier generale del Partito Democratico, scelto da Walter Veltroni in persona. E’ il loft che subentra al Palazzo. Quel Palazzo che ha segnato la storia dei partiti italiani. Che sia quello di Via Botteghe Oscure o Piazza del Gesù non importa. Il Palazzo è simbolo della casta. Là in quelle stanze per anni si sono decise le sorti del Paese, più che in Parlamento. Là si facevano riunioni, là si incontravano le persone che contavano. In tempi di antipolitica, meglio evitarlo.
Così nella nuova sede del PD è tutto aperto, tutto alla luce del sole. Eliminata ogni barriera, la politica torna ad essere trasparente.
Una location nuova, quindi. All’americana, con design e tecnologia all’avanguardia. Poco male che l’affitto costi ventimila euro al mese. L’immagine prima di tutto. E Veltroni sa quanto sia importante la comunicazione visiva, finora dominio incontrastato del Cavaliere.