Il voto di chi non vota

6 aprile 2008

Manifesto elettorale 1948A sessant’anni dalle prime elezioni politiche della storia repubblicana, l’astensionismo rimane ancora un problema. Nonostante l’Italia abbia un tasso di affluenza alle urne superiore alla media dei paesi più avanzati, il non-voto è determinante per l’esito delle elezioni. Se possiamo dirci fortunati rispetto agli Stati Uniti d’America, una democrazia in cui vota solo il 40% degli aventi diritto, l’astensionismo è comunque una grande incognita. Il non-voto, lo dicono tutti i sondaggisti, può veramente determinare la vittoria o la sconfitta di uno schieramento. E se nel ’48 gli indecisi erano orientati verso la destra, oggi succede l’opposto.
L’antipolitica a quel tempo richiamava i voti della destra critica nei confronti della DC. Gli insofferenti avevano, però, un partito, l’Uomo Qualunque. O meglio un non-partito, nato nel ’46 e sciolto all’indomani delle elezioni del ’48, in cui si era presentato con i liberali all’interno del Blocco Nazionale. ll suo leader, Guglielmo Giannini aveva pure molte somiglianze con Beppe Grillo. Di professione era attore. Non aveva un blog, ma un popolare giornale; aveva molti seguaci, che si riunivano nei “nuclei qualunquisti”, gli odierni meet-up; storpiava pure lui i nomi dei politici e si riconosceva nel motto “abbasso tutti”. Qualunquista, appunto. Le somiglianze, però, finiscono qui. Il suo giornale fu chiuso perché considerato filo-fascista. Il partito morì nel giro di due anni, i suo voti assorbiti dai liberali e dal nascente MSI.
Fu proprio la scelta di fare un partito che determinò la morte la morte del movimento qualunquista. Oggi, Beppe Grillo è stato più furbo. Non si è presentato alle elezioni politiche, che di certo avrebbero decretato la sconfitta del suo partito, ma solo a quelle amministrative. L’azione contestatrice di Grillo si è invece mossa nella direzione dell’astensionismo attivo. A differenza dell’astensionismo tradizionale, formato perlopiù da indifferenti alla vita politica, l’astensionismo attivo interessa una fascia della popolazione informata e spesso politicamente coinvolta. Ilvo Diamanti li suddivide in tre categorie principali: i vaffa (i grillini, appunto), i tradizionalisti (orfani della DC e del PCI) e i radical (insofferenti della politica veltroniana, troppo ma-anchista). A differenza, del ’48 rappresentano, per la maggior parte, mancati elettori della sinistra, specie del Partito Democratico. Se molti indecisi – i delusi dal governo Prodi Manifesto elettorale 1948– forse alla fine andranno alle urne, gli astensionisti attivi alle urne ci andranno eventualmente per rifiutare la scheda, il nuovo fenomeno pubblicizzato dalla Rete.
Nel ’48 era la DC a temere il non-voto delle classi popolari: la propaganda basata sul pericolo rosso (Berlusconi non si è inventato nulla) era destinata proprio a queste persone. Oggi è Veltroni a lottare contro l’astensionismo, cercando di rompere con il passato ed i tradizionali schemi politici. Riconquistare gli indecisi è la sfida dell’ultima settimana di campagna elettorale.

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