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Sulle modifiche allo statuto: prime riflessioni.

11 maggio 2010

Il 21 e 22 di maggio l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico sarà chiamata a votare delle modifiche allo Statuto nazionale. Salvatore Vassallo ha pubblicato sul suo blog il documento con le probabili modifiche su cui l’Assemblea dovrà esprimersi.

Queste le mie prime riflessioni.

Ad una prima lettura le perplessità maggiori stanno nel fatto che si ricorra a formule ambigue (“il PD con le forze politiche alleate, promuove il ricorso alle primarie di coalizione”) per disciplinare l’uso delle primarie. Lo statuto attuale in questo è molto più chiaro (“vengono in ogni caso selezionati col metodo delle primarie…”). Come è chiaro che moltissime volte questo stesso statuto non è stato rispettato. Penso ad esempio alle ultime regionali in Veneto. Fossero state fatte le primarie avremmo perso lo stesso, ma ora avremmo un vero leader d’opposizione, conosciuto dagli elettori e candidabile alle prossime elezioni. Ora è opportuno cancellare anche quest’ultimo chiaro e inappuntabile riferimento alle primarie dallo statuto nazionale? Io credo di no, perché le primarie sono l’unico modo a mio avviso per selezionare un candidato vincente, come i casi Firenze e Puglia ci insegnano. (e se invece va male, si perde almeno con un po’ di dignità…)

La seconda perplessità è sul numero di candidati ammessi alle primarie di coalizione. Se escludiamo il ricorso alle firme degli iscritti, di fatto le modifiche allo statuto limitano a massimo due candidati del PD la possibilità di correre alle primarie di coalizione. Io penso che questa norma sia parecchio limitante e mi piacerebbe capire per esempio cosa sarebbe successo alle primarie di Firenze con queste norme…

Forse non è un attacco alla costituency del Pd come alcuni hanno scritto, ma io non vedo  proprio in questo momento l’opportunità di cambiare le norme sulle primarie (in molti casi peggiorandole). Rischiamo veramente di fare l’ennesima figuraccia davanti agli elettori.

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