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Lettera aperta ad Andrea Causin

20 marzo 2011

Gentile Andrea Causin,

in questo momento forse bisognerebbe parlare dei fatti drammatici della Libia o del Giappone, ma la sua decisione di lasciare il PD non ha lasciato indifferenti i tanti militanti di questo Partito.
Alcuni di noi l’hanno anche sostenuta quando due anni fa si candidò alla segreteria regionale di questo partito. Ci abbiamo tutti messo la faccia, impegnandoci e sostenendo le proprie idee all’interno del dibattito congressuale. Ora è molto difficile capire la sua decisione di lasciare il Partito a due anni dal quel congresso e ad un anno dalla sua elezione in Consiglio Regionale nelle liste del PD.
Chi scrive è stato spesso in disaccordo con la linea della dirigenza regionale e nazionale. Ha condiviso anche alcune delle sue critiche che l’hanno portata a dimettersi da vicesegretario regionale. La motivazione di non riconoscersi più in un partito a suo dire “social democratico” suona però alquanto pretestuosa. Perché non ha espresso il suo “disagio nello stare nel PD” prima delle Regionali? Forse perché allora le servivano i voti degli elettori del PD per conquistare il posto in Consiglio Regionale? È vero, lei non è un Calearo calato dall’alto in una lista bloccata, ma è stato eletto con le preferenze sulla scheda elettorale. Ma è anche vero che le settemila preferenze personali servono a poco senza l’impegno dei tanti militanti che l’hanno sostenuta e il voto dei centomila elettori che hanno scelto il Partito Democratico in Provincia di Venezia.
Per un giovane che si impegna in un partito fa male vedere comportamenti come il suo che sanno di vecchia politica. Lei ha utilizzato questo partito per farsi eleggere. Ora lo lascia, conservando però la poltrona in consiglio regionale.
Se non vuole più giocare, ci ridia almeno la palla.

Giuseppe Peronato

[scritto per gdvi.it]

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