Posts Tagged ‘PD’

Un senso a questa parola

18 settembre 2009

La sinistra è meglio farla con i programmi, anziché con gli slogan.

Edmondo Berselli, Il problema Bersani, «L’espresso», 24.09.2009

Il PD e l’industriale

9 marzo 2008
La candidatura di Massimo Calearo come capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Veneto 1 ha scatenato le proteste di molti elettori, specialmente a Vicenza. Evidentemente questa candidatura romana, non è stata compresa nella città in cui Calearo è stato Presidente dell’Associazione degli Industriali che hanno invitato Berlusconi a parlare nella scorsa campagna elettorale. Calearo è, inoltre, in netto contrasto con il centro-sinistra e il PD cittadino su molte questioni locali, come ad esempio il Dal Molin. Leggendo, inoltre, le sue dichiarazioni si capisce che l’ex presidente di Federmeccanica è certamente più vicino a posizioni di centro-destra. Per la cronaca, alle ultime elezioni ha votato UDC (è già qualcosa…)
Ciononostante ha accettato la proposta di Veltroni. Difficilmente l’ha fatto solo per la poltona, che avrebbe, invece, avuto assicurata (almeno stando ai sondaggi) candidandosi con Berlusconi. Calearo ha fatto una scelta di campo, perché “il PD rappresenta in questo momento il cambiamento”.
Questo deve far riflettere. È importante che anche quella fetta di elettorato costituita da imprenditori e artigiani inizi a non credere più a Berlusconi. In fondo, la destra in cinque anni di governo non ha fatto quasi niente per queste categorie, mentre la semplificazione della pubblica amministrazione, le liberalizzazioni e il taglio del cuneo fiscale sono tutte misure prese dal centrosinistra.
Ben venga quindi anche Calearo, se riesce a convicere i suoi colleghi a votare il PD, questa volta libero da accordi con la sinistra radicale. Il problema che sorgerebbe dalla presenza in lista anche di figure del mondo operaio non sussiste. In fondo, il PD resta comunque un partito di sinistra riformista anche con Calearo candidato.

Benvenuti nella III Repubblica

18 febbraio 2008

Chiunque vinca le prossime elezioni, siamo di fronte ad un cambiamento epocale nello scenario politico. Il bipolarismo dei mille partitini a cui la II Repubblica ci aveva abituato si sta trasformando in un sostanziale bipartitismo (PD e PDL) simile a quello delle altre democrazie occidentali. Oltre ai due partiti principali, avranno un ruolo importante il terzo polo centrista (UDC, Rosa Bianca e Udeur) e la Sinistra – L’Arcobaleno, che, a seconda delle alleanze, contribuiranno a dare sostegno parlamentare (difficilmente governativo) a uno dei due partiti maggiori. Il Partito Democratico, che parte svantaggiato in termine di consensi, ha però il vantaggio di poter sfruttare, nel caso di questioni delicate, i voti sia della sinistra (ad esempio per i diritti civili), sia dei centristi (ad esempio per le missioni estere).
Rispetto alle ultime elezioni, solo due anni fa, la scheda elettorale sarà completamente diversa. Gli esiti sono imprevedibili, perché questa volta le urne non daranno un vincitore, ma solo un partito di maggioranza relativa. Probabilmente il capo di questo partito sarà invitato dal Capo dello Stato a formare un governo, previi accordi con le altre forza parlamentari di minoranza. In ogni caso difficilmente torneremo indietro al vecchio sistema. Anche la nuova legge elettorale – che il prossimo governo dovrà necessariamente varare – non farà che rafforzare il bipartitismo di questa III Repubblica.
La mossa di Veltroni di correre da solo, vincente o meno, ha avuto sicuramente il pregio di smuovere positivamente il quadro politico. Tutti i partiti si sono rapidamente adeguati alla scelta del PD. Le rotture, a sinistra come a destra, permettono ai due partiti maggiori di andare verso elezioni con programmi chiari e non eccessivamente mediati. Molti elettori, probabilmente, decideranno di dare un voto utile a uno dei due partiti maggiori. Sarebbe un ulteriore passo in avanti verso l’affermazione di un bipartitismo moderno all’americana.

Yes, we could

7 febbraio 2008

Se Berlusconi va da solo alle elezioni, allora il PD ce la potrebbe fare. Il cambiamento in stile Obama c’è già stato: un partito grande e popolare come il PD che si lascia alle spalle la politica delle coalizioni caravanserraglio e tenta il tutto per tutto correndo da solo, con il suo programma. Dall’altra parte, Berlusconi, che passa per l’innovatore della politica italiana, annaspa: questa volta è lui ad impersonare la vecchia politica. È lui che si candida per la quinta volta consecutiva. È lui che a 71 anni è ancora lì e non si scolla dalla poltrona. È lui che vorrebbe (ri)presentare una coalizione di 18 partiti, che va dai neoguelfi ai neofascisti, passando per pensionati e secessionisti xenofobi.
La vera novità, questa volta, sta nel Partito Democratico. Veltroni ha fatto la sua mossa, vincente o meno lo diranno le urne. E forse non è tutto perduto, come sembrava fino a poche settimane fa. Yes, we could.

Poor Italy

4 febbraio 2008

L’Economist ha dato molta attenzione all’Italia, ultimamente. Per il settimanale britannico, mai tenero con il nostro paese, la crisi di governo rischia di peggiorare ancora la nostra situazione economica. Sorpassati dalla Spagna nel reddito pro capite (a parità di potere d’acquisto), siamo per l’Economist l’economia che cresce di meno in Europa.
Prevedendo un probabile insuccesso di Marini, il settimanale boccia ancora una volta il candidato del centro-destra Silvio Berlusconi, unfit – inadatto – come nel 2001 a guidare l’Italia. Giudica invece positive alcuni risultati del governo Prodi, come il taglio del debito pubblico e l’aumento delle entrate fiscali. Ancora troppo poco per dare slancio all’Italia, bloccata da un settore pubblico che non funziona, specie nel Mezzogiorno, e dalla mancanza di vere liberalizzazioni dal mercato.
La legge elettorale – la poison pill che Berlusconi ha lasciato prima delle ultime elezioni – non ha fatto che accentuare la frammentazione partitica e dare ulteriore instabilità al sistema, malattia cronica dell’Italia (dall’81 quattordici governi, contro i quattro del Regno Unito).
Alle elezioni Berlusconi sembra destinato a vincere, ma per l’Economist Walter Veltroni, correndo da solo con il PD e alleandosi dopo le elezioni con la sinistra, potrebbe avere qualche chances di rimonta.
The Economist, 25/0131/0131/01

Il PD e la Resistenza

3 febbraio 2008

Dimenticare la Resistenza nella carta dei valori del PD sarebbe grave. Una svista a cui è meglio rimediare subito, come ha anche chiesto il segretario Veltroni a Reichlin.
È bene infatti ricordare come senza la Resistenza non ci sarebbe neppure la Costituzione, in cui sono affermati quei valori di libertà, uguaglianza e solidarietà negati dal regime e riaffermati, grazie alla lotta partigiana, dal popolo italiano stesso. La Resistenza non fu soltanto un periodo di transizione tra l’età prefascista e quella postfascista, bensì il collante necessario ad unire i neo-nati partiti, di posizioni diametralmente opposte, affinché risollevassero l’Italia dalle miserie della guerra appena finita. Questa grosse Koalition, formata da una parte dalla DC e dall’altra dal Fronte Popolare, durò dal 1945 al 1948. E la Costituzione della Repubblica Italiana è senz’altro il frutto migliore di questa unione politica, la quale, contemporaneamente alle attività dell’Assemblea Costituente, governava in quasi tutte le città.
Se il PD è nato per rappresentare l’anima socialista e quella cattolico progressista della società italiana, allora non può dimenticare la Resistenza. È in quel periodo della nostra storia che si è creata per la prima volta l’alleanza tra sinistra e cattolici. In seguito, i veti della Chiesa e degli Stati Uniti (come sostiene lo storico Chabod, ma anche Sciascia ne Gli zii d’America) hanno impedito quell’unione di forze progressiste, fino al compromesso storico tra Moro e Berlinguer negli anni ’70 e alla nascita dell’Ulivo nel ’96 ad opera di Romano Prodi.
Il Partito Democratico non è altro che la fusione di quelle forze che sessant’anni fa contribuirono, anche con la lotta armata, a creare l’Italia che conosciamo oggi.
La Resistenza – spesso lo si dimentica – non divide, ma unisce.

Il loft

6 novembre 2007

Mille metri quadri. Un grande spazio rettangolare, senza stanze né pareti divisorie. Travi a vista. Ingresso sul retro da un portoncino. Posizione centralissima sul Palatino, accanto alla Chiesa di S. Anastasia, con vista sul Circo Massimo.
E’ il nuovo quartier generale del Partito Democratico, scelto da Walter Veltroni in persona. E’ il loft che subentra al Palazzo. Quel Palazzo che ha segnato la storia dei partiti italiani. Che sia quello di Via Botteghe Oscure o Piazza del Gesù non importa. Il Palazzo è simbolo della casta. Là in quelle stanze per anni si sono decise le sorti del Paese, più che in Parlamento. Là si facevano riunioni, là si incontravano le persone che contavano. In tempi di antipolitica, meglio evitarlo.
Così nella nuova sede del PD è tutto aperto, tutto alla luce del sole. Eliminata ogni barriera, la politica torna ad essere trasparente.
Una location nuova, quindi. All’americana, con design e tecnologia all’avanguardia. Poco male che l’affitto costi ventimila euro al mese. L’immagine prima di tutto. E Veltroni sa quanto sia importante la comunicazione visiva, finora dominio incontrastato del Cavaliere.

Verde!

31 ottobre 2007

I creativi del Partito Democratico devono averci pensato su molto.
Niente rosso, ovviamente. Bianco, neppure. Cosa altro rimane? Beh, scartiamo i marroncini, i grigietti, i salmoncini, i vomitini. Insomma, ci vuole un colore deciso. (Almeno quello, potrebbe dire qualcuno.)
Avanti, allora. Azzurro niente: è marchio registrato dal Nemico, insieme alle varie declinazioni di ‘libertà’. Il nero non è più di nessuno, ma fa molto fascista. E sull’antifascismo è d’accordo anche Fini. Poi il rosa, ma ricorda un po’ Cicciolina. Infine il giallo, ma è il colore dei Radicali di Sinistra (esistono, controllate pure).
Qualcuno allora propose il verde. E fu così che la scenografia dell’Assemblea Costituente del Partito Democratico si tinse di verde.Alla fin fine, nell’emiciclo parlamentare sono solo due i partiti che hanno questo colore. Ed è pure bipartisan. Per lo stock di cravatte e fazzoletti basta chiedere a Calderoli, fa un buon prezzo.
Motivo della scelta? Qualche esteta ha ricordato: verde, nella scienza dei colori, significa serenità, equilibro, pace. Ambiente, potrei aggiungere. Ricordiamocelo.©elFeliz

 

p.s.
Per il simbolo, la discussione è appena iniziata. Alcune proposte.
Vi anticipo uno dei favoriti.
SDZ – elFeliz).