Posts Tagged ‘Scalfari’

I cavalli che tornano a gara

14 giugno 2009

Scrive oggi Eugenio Scalfari su “Repubblica”:

Ci sono almeno tre esigenze generalmente avvertite: la prima è quella di radicare il partito nel territorio, la seconda è di selezionare una classe dirigente nuova, la terza riguarda la vecchia nomenclatura composta da quelli che guidarono i vari spezzoni confluiti nel Pd. I membri di quella nomenclatura non sono affatto da ostracizzare; rappresentano tuttora un deposito di esperienze, memorie, valori. Ma dovrebbero riporre ambizioni e pretese rassegnandosi ad un ruolo che resta peraltro di notevole importanza: ruolo di padri e di zii, ruolo di saggezza e incoraggiamento, non di comando e di intervento.
Quando Veltroni si dimise, con lui fece un passo indietro l’intero vecchio gruppo dirigente e questo fu l’aspetto positivo di quella drammatica ma ormai necessaria decisione. Sembra tuttavia che ora quel collettivo passo indietro sia rimesso in discussione e si riaccendano tra gli zii sentimenti di rivalsa e nuovi fuochi di battaglia.
“Come cavallo che uso alla vittoria / a tarda giovinezza e controvoglia / tra carri veloci torna a gara”: così cantava Ibico. Controvoglia non so, ma certo il tornare a gara di tutta la vecchia nomenclatura sbarra la strada al necessario rinnovamento e riaccende eterne dispute che un corpo sano e robusto potrebbe sopportare ma un corpo debilitato non tollera rischiando la sua stessa sopravvivenza.

Non so, in realtà, se siano tanto “usi alla vittoria” questi cavalli della vecchia nomenklatura. Fino ad adesso solo Romano Prodi è riuscito a battere (per ben due volte) il Cavaliere. Ora Prodi – giustamente – si è fatto da parte. Quanto dobbiamo aspettare perché anche gli altri vecchi lascino il posto a qualche volto nuovo? In fondo, l’elettorato l’ha fatto capire in tutti i modi che vuole il rinnovamento. Basta guardare alle primarie di Firenze o ai risultati della Serracchiani nella circoscrizione nordest. Oppure all’ennesimo sondaggio che gira sul web sul futuro leader del PD. Bindi, Bersani, Cacciari, Chiamparino, De Benedetti, Finocchiaro, Franceschini, Letta, Melandri, Prodi, Renzi, Rutelli, Serracchiani, Veltroni. Indovinate chi vince?

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Il dovere di partecipare

9 marzo 2008
Gli elettori e specialmente i giovani, le donne e gli anziani che sono i segmenti più esclusi dai circuiti della sicurezza e del benessere, sono in grado di scegliere. Senza la loro attiva partecipazione non c’è progetto che sia attuabile. Restare sulla riva a guardare ciò che avverrà come se in gioco non ci fosse il loro stesso destino, significa soltanto rinunciare a render possibile un progetto di futuro. Questo è il senso vero dello scontro in atto tra due proposte e questa è la posta in gioco: il nostro, il vostro destino di cittadini e di nazione.
Eugenio Scalfari

Natale val bene una messa

27 dicembre 2007
Sembra sia diventato di moda andare a messa, almeno a Natale. In preda ad una crisi mistica, molti, fino a poco tempo fa atei dichiarati, vanno a messa almeno per un giorno. Si uniscono così ai tantissimi “cattolici credenti, ma non praticanti”, come si usa dire, che vanno a messa solo a Natale e Pasqua (oltre a funerali e matrimoni).
Il fenomeno della “riconversione” è iniziato qualche anno fa, da quando Giuliano Ferrara si è fatto portavoce degli atei devoti, tra le cui fila si annovera anche l’ex presidente del Senato. Da allora la spiritualità è diventata un fattore distintivo e chi non ce l’ha è sorpassato. Piano piano tutti i politici tradizionalmente atei e/o anticlericali hanno dichiarato di avere una certa sensibilità religiosa. Perfino Bertinotti non è immune da questa tarda conversione, mentre Veltroni, dal canto suo, ha detto di ammirare chi crede. Non è dato sapere se in questi cambiamenti ci sia convinzione profonda o solo convenienza politica.
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Sul caso Binetti si rimanda all’autorevolezza di Eugenio Scalfari. Una proposta per lo statuto del PD: per non ferire troppo le coscienze dei cattolici si potrebbe aggiungere la clausola che chi crede nei “miracoli parlamentari” viene automaticamente espulso dal partito.