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Ripartire da Vicenza

10 ottobre 2007

Ripartire da Vicenza. Così, nel suo coraggioso intervento pubblicato oggi in prima pagina su Il Giornale di Vicenza, Enrico Letta rilancia la sfida di Vicenza. La città consacrata dal centro-destra come «capitale simbolica» della sua opposizione al Governo Prodi, è diventata «palcoscenico privilegiato per un sentimento di protesta e insofferenza che il Partito Democratico non può certo liquidare con un’alzata di spalle.» Insomma, il Pd dovrà necessariamente ascoltare le domande provenienti dal Nord-Est e da Vicenza in particolare, «provincia che da sola esporta come l’intera Grecia.» Per Letta il Nord-Est chiede, innanzitutto, libertà di intraprendere. Per questo è necessaria una tregua fiscale, volta a ridurre le tasse sul lavoro e sull’impresa. Poi pone la domanda di mobilità: infrastrutture, ma anche un nuovo sistema che incentivi il merito, soprattutto nelle pubbliche amministrazioni.
Questa la ricetta Letta per riconquistare il Nord-Est. L’impresa è sicuramente difficile. Siamo nelle terre in cui l’ondata di antipolitica è cominciata in tempi non sospetti e in cui “Roma ladrona” fa guadagnare ancora molti voti, specie nella provincia. E la forza del Nord-Est sta proprio nella miriade delle sue piccole aziende di provincia. Conquistare il voto di quegli imprenditori è la missione di Letta. Se per certi versi è una missione impossibile, la chiarezza e la concretezza proprie di Enrico Letta sono sicuramente gli strumenti giusti per provarci.

Vaffa-day e il trionfo dell’antipolitica

7 settembre 2007

Beppe Grillo non deve avere fatto fatica a trovare gli oltre duecentomila aderenti al suo vaffanculo-day. Quel grido liberatorio (e offensivo) diretto ai politici lo vogliono dire in molti. Il mondo politico di questo paese ha indubbiamente molte cose che non vanno. Jeff Israely, in quest’articolo apparso sul Time, ne elencava alcune. La manifestazione di Grillo rischia però di peggiorare la situazione, facendo allontanare definitivamente la gente dalla politica. Se va bene ed è giusto chiedere un Parlamento senza condannati, una classe dirigente più giovane e meno attaccata alla poltrona, gridare indiscriminatamente vaffanculo a tutti è sbagliato. Di sicuro c’è qualcuno che sta lavorando onestamente; forse non si vede, ma c’è. Non vorrei, poi, che al coro di Bologna si unisse anche chi vuole solo non pagare le tasse.